Per “Psicologia dello Sport” intendiamo tutti quei processi cognitivi che sono messi in atto durante una disciplina sportiva, sia di tipo agonistico, che la normale attività fisica.
Sembra evidente ai nostri occhi, come il fattore puramente fisico (per quanto molto importante) non sia l’unica entità presente, prima, dopo e durante l’attività sportiva.
Ci sono altri fattori determinanti, sia chiaro, che vanno oltre il concetto di movimento, di forza, di rapidità; sono componenti essenzialmente celebrali: emotive ma anche riflessive.
A questo punto diventa preziosa la conoscenza e l’esperienza.
Per quanto riguarda la presenza dell’emotività, tutti coloro che svolgono anche come hobby uno sport ne sono consapevolmente ma anche inconsciamente colpiti. Mi riferisco esplicitamente alla volontà, allo spirito di sacrificio nella totalità della sua definizione, alla capacità di concentrazione che inevitabilmente incidono in maniera molto marcata sulla prestazione.
Come in tutti i contesti, quindi, l’impegno e la convinzione sono le pietre basilari su cui ogni buono sportivo si deve accostare per dare il massimo nella propria disciplina.
Diverso è il discorso per quanto riguarda la riflessività e le capacità organizzative che evidenziano un atleta, qui la gestione delle risorse deve includere complessi sistemi psico-fisici sia per il breve che per il lungo periodo.
Entriamo nel campo dell’agonismo: qui la situazione è più limpida; intelligenza, accortezza e cura dei particolari devono percorrere un cammino comune, sempre gestibile e manovrabile durante il crescere dell’esperienza del soggetto, che per essere competitivo non può che curare nei minimi dettagli sia la complessità del gesto tecnico, che gli smisurati ingredienti (allenamento, predisposizioni fisiche, alimentazione) che spesso segnano la vittoria o la sconfitta, la gloria o il fallimento.
Il discorso può essere più chiaro se riportato ad un esempio lampante, un qualcuno che per capacità tecniche indiscutibili e per un ottimo approccio mentale ed organizzativo ha dominato, ed ancora domina, un particolare settore dello sport con grande stabilità: Roger Federer.
Da poco perso lo scettro di n°1ATP (detenuto per 237 settimane) a favore dello spagnolo Nadal, il campione svizzero detiene in bacheca: 13 tornei dello Slam, (5 successi consecutivi a Wimbledon, nel tempio sacro del tennis) 4 Masters cup, 14 Masters Series, 26 ATP Tours ed 1 medaglia d’oro nelle Olimpiadi di Pechino, in doppio con il suo connazionale Wawrinka.
Che dire, un tennista fantastico, che continua dopo anni di indiscussa leadership a deliziare gli appassionati di tutto il mondo, con la sua classe cristallina ed il suo stile modesto, sempre elegante e mai sopra le righe.
Questa sua predisposizione al sacrificio, unità ad una gestione praticamente perfetta delle energie, insieme a programmi di allenamento idonei alle sue caratteristiche, ci mostra un Federer sul campo praticamente mai in difficoltà da un punto di vista psicologico; che, spesso a guardarlo, sembra davvero impossibile che sia in campo da oltre 3 ore con la stessa brillantezza e lucidità dei primi scambi.
Ritengo, appunto, Roger Federer come uno degli esempi più efficaci che dimostrarono “sul campo” l’importanza della mente, non come frivola intelligenza sul rettangolo di gioco, ma come un vero e proprio sistema studiato sull’esperienza e sul lavoro.
Non dobbiamo dimenticare che nel mondo dello sport, quello di cui noi amanti ci nutriamo, casi del genere sono spesso sotto gli occhi di tutti, ma difficilmente decifrabili con un’analisi superficiale; troppo spesso i giudizi si limitano al talento, seppur immenso, di alcuni atleti e non riescono ad entrare nella psiche e nel lavoro che è fatto su di essa.
Un altro esempio che vorrei sottolineare è Valentino Rossi. Ma non per discutere l’immensa carriera del “dottore”; descrivere ciò sarebbe fin troppo facile, ed a scrutare i titoloni dei giornali se ne è parlato e scritto abbastanza. Quello che mi piacerebbe in queste poche righe portare alla luce, è il macroscopico cambio di rotta che sembra aver acceso l’iridato pilota nel corso del suo ultimo trionfo mondiale. Una convinzione nei propri mezzi, ed una predisposizione quasi maniacale alla cura del dettaglio davvero decisive. Sembra che si sia svuotato di tutti i trionfi, ed i litri di champagne sul podio per ripartire da zero, ancora una volta, senza fronzoli e senza paure, anche il suo polso sembrava voler più spazio tra mille pensieri. Questa sua “nuova forza” era ben evidente in ogni intervista, in ogni giro veloce e soprattutto in ogni “staccata”. In evidenza due particolari momenti della stagione: Il 3° giro del Gp di Laguna Seca (Stati Uniti) in cui Rossi e Stoner hanno dato vita ad un duello incredibile, ed ovviamente il Gp di casa al Mugello. Probabilmente, sono state le sue ottime capacità di “colorito comunicatore” a rendere evidente questo suo “volere fortemente!!!”, che lo ha portato ancora una volta in cima al mondo.
Le analisi, quelle attente, quelle minuziose, svelano delle componenti essenziali di cui lo sport si nutre, ma che è altrettanto abile a nasconderci, rifugiandosi nelle classiche immagini di facciata che riempiono quotidianamente le riviste, ma che spesso sono concettualmente poco significative.
Potremmo sviluppare questo modo di analizzare lo sport, così che sarà proprio esso ad aver tante cose da raccontarci. Sarà compito nostro aprire gli occhi e la mente!! Perché no??
Antonino Calabrò